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Il parco

Data di pubblicazione:

giovedì 29 luglio, 2021

Tempo di lettura:

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Ultimo aggiornamento:

venerdì 3 settembre, 2021

Come sostenne il Barone Carl von Czörnig, segretario del governatore austriaco in Lombardia, le colline della Brianza sono il giardino della Lombardia, che è a sua volta definito giardino d’Italia.

In effetti, i giardini briantei potrebbero essere considerati la summa della storia del giardinaggio. Tra il ‘600 e il ‘700 l’attenzione per il giardino arrivò a condizionare le scelte architettoniche riguardanti la costruzione delle ville. Divenne fondamentale la ricerca di un punto d’osservazione, o più propriamente di autentica contemplazione del giardino e cambiarono i rapporti tra interni ed esterni, soprattutto tramite la costruzione di portici e saloni aperti.

Nel periodo compreso tra il XV ed il XVII secolo i giardini “all’italiana” e “alla francese” erano universalmente accettati. Essi mettevano in risalto un attento e rigoroso controllo sulla natura, tramite composizioni geometriche e molto curate.

Questa tendenza cambiò nell’800, con l’ascesa del giardino “all’inglese” (anche detto “anglo-cinese” considerati la grande influenza orientale e i legami con la pittura e con l’esotico), che portò la natura a liberarsi da qualsivoglia formalità o controllo. Questa liberazione da forme e schemi non lo privò però di una sua utilità che andasse oltre alla valenza estetica; era infatti un importante centro di produzione ortofrutticola, per il consumo ma in particolare per la vendita.

Ercole Silva introdusse il primo esempio italiano di “giardino paesaggistico”, portando il modello inglese nella sua villa a Cinisello. Il parco di Villa Borromeo d’Adda fu uno dei tanti a subire le influenze della tendenza introdotta da Silva.

Iconica da questo punto di vista è la Villa Reale di Monza, che più di tutte evidenzia questo pass

aggio da uno stile all’altro, con un giardino formale sul fronte e ai lati e un giardino informale sul retro.

Con l’ingresso nel XX secolo, e il processo d’industrializzazione che si espanse a macchia d’olio in tutta Europa, il giardino-Brianza subì gravi mutilazioni, e di conseguenza le ville che mantennero le proprie aree verdi furono considerate delle vere e proprie oasi, mantenendo vivo il ricordo del passato.

Ancora una volta, tra queste compare Villa Borromeo d’Adda.

Concentrandosi nello specifico su quest’ultima ci sono stati, nel corso della storia, dei momenti chiave che hanno portato il suo meraviglioso giardino ad essere quello che possiamo ammirare tuttora.

Tra il XVI e il XVIII secolo scarseggiano le notizie riguardanti le aree verdi; per avere le prime informazioni importanti è necessario attendere il 1808, anno in cui venne effettuata una planimetria successivamente riportata da don Mario Rosa nel suo volume del 1940 I marchesi D’Adda e la villa d’Arcore.

Successivamente alla planimetria del 1808 l’architetto Giuseppe Balzaretto, su commissione di Giovanni ed Emanuele d’Adda, realizzò delle migliorie al parco, unificando i due giardini preesistenti appartenuti a Ferdinando e Febo d’Adda e soprattutto creando il “giardino all’inglese” che fa da sfondo alla villa.

Dopo il 1880 Emanuele d’Adda e l’architetto Emilio Alemagna ampliarono il parco, fino a renderlo pressoché uguale a come lo vediamo oggi. L’unica, grande differenza è l’aggiunta del parterre, introdotto nel 1908 in ricordo dei giardini all’italiana.

L’ultimo grande intervento risale al 1988, data di inizio del progetto di recupero e valorizzazione del parco ad opera degli agronomi Giovanni Sala e Giorgio Buizza, reso necessario dall’abbandono che aveva portato ad un evidente degrado. Il censimento che ne conseguì stimò la presenza di 6530 alberi, occupanti circa 2/3 del parco.

Analizzando il giardino è possibile individuare cinque grandi aree:

  1. Giardino formale (1908), situato nelle immediate vicinanze della villa;
  2. Giardino paesistico all’inglese, tra la villa e l’abitato di Arcore, caratterizzato da cannocchiali visuali ed alberi singoli, spesso monumentali, o gruppi di alberi (anche di provenienza esotica), alternati a zone aperte con vialetti pedonali;
  3. Boschi adulti, composti soprattutto da specie autoctone, ormai giunti a maturità;
  4. Bosco artificiale, relativamente recente, di quercia rossa (di origine americana), impiantato per sostituire un bosco preesistente composto da essenze locali (perlopiù castagni) poco redditizie;
  5. Zone umide, limitate alla sola presenza di due stagni a nord della villa. Negli anni Ottanta venne scavato un canale collegato al più settentrionale dei due, mentre recentemente l’altro è stato prosciugato.

   

 

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Ultimo aggiornamento

03/09/2021